Tsanteleina 2009

Il primo rilievo è stato effettuato in data 2 luglio. La copertura nevosa si presentava continua su tutto il ghiacciaio con spessori variabili da oltre 4 m nella zona  superiore (quote 3500-3400 m ) fino a circa 1 m nella zona inferiore; in particolare il gradiente di innevamento con la quota mostra una variazione piuttosto netta a valle della fascia altimetrica 2950, a valle di tale zona si registrano spessori non superiori  a  1 – 1,5 m.
Le caratteristiche del manto nevoso  sono state rilevate in due trincee rispettivamente a quota 3330 e 3020 m.
Nel primo caso la profondità totale del manto nevoso era di oltre 4 m, dei quali è stato possibile indagare soloi 2,96 m, non raggiungendo quindi il ghiaccio. Lo spessore indagato è riferibile all’accumulo invernale dell’anno e mostrava prevalentemente cristalli da metamorfismo di fusione (6a-6b) intervallati da croste di ghiaccio presenti in particolare a 0,70 - 0,80 m dalla superficie. Le densità del manto indagato erano comprese tra 480 e 520 kg/m3, con uno strato a 550 kg/m3 nella parte basale della trincea.
Nella trincea a quota 3020 lo spessore totale del manto nevoso era di 1,42 m. E’ stato quindi  raggiunto il ghiaccio, indagando tutto lo spessore del manto nevoso riferibile completamente alla stagione invernale 2008-2009. Anche in questo caso prevalgono cristalli da metamorfismo di fusione con croste da fusione e rigelo a 0,60 – 0,80 m dalla superficie. Le densità erano comprese tra 520 e 550 kg/m3.
Nel mese di luglio 2008, a quota 3300 lo spessore era di 1,85 m con densità comprese tra 390 e 460 kg/m3. Sia lo spessore che la densità del manto nevoso sono quindi sensibilmente maggiori in conseguenza delle precipitazioni della stagione 2008-2009.
Nel rilievo effettuato in data 22 settembre 2009 la copertura nevosa  residua appariva ridotta alla fascia altimetrica più elevata (superiore a 3200 m) ad eccezione dell’accumulo di una nevicata precoce verificatasi tra il 14 e il 15 settembre.
Lo spessore del manto nevoso a quota 3300, in corrispondenza del punto già rilevato a luglio, era in  totale 2,90 m, di cui circa 0,40 m risultano di neve recente. Gli strati inferiori, almeno fino ad 0,80 m dal ghiaccio, sono completamente costituiti da croste di notevole durezza e spessore, per cui non è stato possibile scavare una trincea e misurarne la densità; pertanto è stato effettuato solo un rilievo con sonda. Gli ultimi 0,80 m presentano una minore resistenza alla penetrazione e sono presumibilmente costituiti da grani da fusione.
La differenza nelle condizioni di accumulo degli inverni 2007/08 e 2008/09 si spiegano in buona parte con l’esame delle precipitazioni, come mostrano i dati già riportati al capitolo 2, relativi alla stazione di Bruil (Rhêmes Notre Dame). Rispetto all’anno precedente, infatti, il quantitativo di neve totale è molto maggiore (6,22 m vs. 3,02 m) e soprattutto si registrano precipitazioni abbondanti già nei mesi di novembre e dicembre. Le precipitazioni precoci  in generale influiscono in modo positivo sia sull’entità che sul grado di addensamento dell’accumulo, e si traducono  in accumuli maggiormente resistenti alla fusione estiva.

Distribuzione del manto nevoso sulla superficie del ghiacciaio a luglio 2009.
Distribuzione del manto nevoso sulla superficie del ghiacciaio a luglio 2009.

Distribuzione del manto nevoso sulla superficie del ghiacciaio a settembre 2009.
Distribuzione del manto nevoso sulla superficie del ghiacciaio a settembre 2009.

Profilo del manto nevoso a quota 3333 m s.l.m. (luglio 2009).
Profilo del manto nevoso a quota 3333 m s.l.m. (luglio 2009).

Profilo del manto nevoso a quota 3023 m s.l.m. (luglio 2009).
Profilo del manto nevoso a quota 3023 m s.l.m. (luglio 2009).

Precipitazioni nevose a Rhemes Notre Dame - Bruil.
Precipitazioni nevose a Rhemes Notre Dame - Bruil.

Laghetti epiglaciali (luglio 2009).
Laghetti epiglaciali (luglio 2009).


 Allegati
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