Pré de Bard 2006

La quota della neve appare molto alta già ad inizio estate: in effetti in data 10 giugno il manto nevoso è assente fino alla quota di 2450 m. (Fig. 1); le temperature massime già a partire dal mese di aprile, raggiungono picchi di 15 °C. La quota della linea delle nevi persistenti (assimilabile, alle nostre latitudini, grosso modo alla quota della linea di equilibrio del ghiacciaio –ELA-) si evolve durante il periodo estivo fino a raggiungere i 3060 metri s.l.m. nel mese di ottobre, con accumuli massimi misurati nel mese di giugno che variano da 200 cm, nel settori più bassi, fino ad oltre 600 cm a 3200 m di quota. Alla stessa quota, alla fine della stagione di ablazione, si registrano spessori che non superano i 250 cm.
Il mese di agosto è caratterizzato da temperature relativamente basse (in particolare il periodo tra il 3 e il 21 agosto circa) e precipitazioni abbondanti (112 mm nel periodo). Tuttavia le temperature, alla quota di 2050 m, si mantengono praticamente sempre al di sopra dello 0 e quindi non danno luogo a precipitazioni a carattere nevoso (Fig. 3-4).
Durante il periodo estivo, a partire dal mese di giugno fino al mese di ottobre, sono stati effettuati dei rilievi allo scopo di determinare le variazioni delle caratteristiche fisiche della neve, oltre all’evoluzione della quota della linea delle nevi persistenti.
Il grafico di figura 5 indica la variazione della densità della neve in funzione dello spessore della stessa: si può notare come nel mese di giugno i valori di densità sono relativamente bassi, mentre aumentano nel mese di agosto per poi diminuire sensibilmente nel mese di ottobre parallelamente ad un aumento dello spessore di neve al suolo. Nel mese di giugno, caratterizzato da temperature non troppo alte, la neve non ha ancora subito fenomeni di metamorfismo spinto e contiene ancora parecchia aria al suo interno, di conseguenza i valori di densità sono relativamente bassi; con l’aumento della temperatura, a partire dalla seconda metà di giugno, la neve comincia a trasformarsi e l’aria contenuta al suo interno tende ad essere espulsa con conseguente aumento dei valori di densità. Ad ottobre notiamo un aumento dello spessore di neve al suolo che determina una diminuzione della densità, dovuto alla neve fresca estiva.
La stratigrafia del manto nevoso mostra (Fig. 2), su uno spessore totale di circa 255 cm, alla profondità di 58 cm, la presenza di una spessa crosta da fusione e rigelo (circa 10 cm).
Questa potrebbe corrispondere al periodo di elevate temperature compreso tra la metà di giugno e la fine di luglio. La crosta appare composita, probabilmente comprende anche delle croste da pioggia corrispondenti alle numerose precipitazioni (20 e 30 luglio) con temperature elevate. Al di sopra si trova uno strato di oltre 50 cm con cristalli prevalentemente di tipo 6, che sembrerebbero indicare persistenti condizioni di elevata temperatura in quota (periodo di elevate temperature nella prima metà di settembre).

Variazioni frontali
Dalle misure delle variazioni della fronte mediante GPS con un’accuratezza dell’ordine dei 5-7 m, si registra un fenomeno costante di arretramento della fronte dell’ordine di circa 190 m dal 1999 e di oltre 40 m dal 2005 (Fig. 6). Questo fenomeno è accompagnato da un graduale e costante “sgonfiamento” dell’apparato glaciale quantificabile, solamente nell’estate 2006, in 10-12 cm/giorno di abbassamento, per perdita di massa, nella porzione frontale in cui il ghiaccio non è ricoperto da detrito, e di alcuni cm/giorno nel settore protetto dalla radiazione diretta dalla copertura detritica.
L’arretramento frontale è la risposta del ghiacciaio a periodi caratterizzati da condizioni di temperature più elevate rispetto a quelle registrate in precedenza, unite ad una diminuzione delle precipitazioni invernali. Tale risposta non avviene nell’immediato, ma si verifica a distanza di alcuni anni, per cui le conseguenze di un’estate particolarmente calda, si registrano, in termini di variazione frontale, nei tre/quattro anni successivi all’anomalia.

Figura 1a. Evoluzione della quota della linea delle nevi persistenti durante la stagione di ablazione.
Figura 1a. Evoluzione della quota della linea delle nevi persistenti durante la stagione di ablazione.

Figura 1b. Evoluzione della quota della linea delle nevi persistenti durante la stagione di ablazione.
Figura 1b. Evoluzione della quota della linea delle nevi persistenti durante la stagione di ablazione.

Figura 1c. Evoluzione della quota della linea delle nevi persistenti durante la stagione di ablazione.
Figura 1c. Evoluzione della quota della linea delle nevi persistenti durante la stagione di ablazione.

Figura 2. Crosta da fusione e rigelo.
Figura 2. Crosta da fusione e rigelo.

Figura 3. Grafico delle temperature e precipitazioni (stazione meteorologica di Pré de Bar).
Figura 3. Grafico delle temperature e precipitazioni (stazione meteorologica di Pré de Bar).

Figura 4. Grafico precipitazioni / neve al suolo.
Figura 4. Grafico precipitazioni / neve al suolo.

Figura 5. Rapporto tra gli spessori di neve al suolo, densità media ed equivalente in acqua.
Figura 5. Rapporto tra gli spessori di neve al suolo, densità media ed equivalente in acqua.

Figura 6. Variazioni frontali dal 1999 al 2006.
Figura 6. Variazioni frontali dal 1999 al 2006.

Figura 7. Pré de Bar, 2006 (foto A. Franchino).
Figura 7. Pré de Bar, 2006 (foto A. Franchino).

Figura 8. Pré de Bar 1988 (foto A.V. Cerutti).
Figura 8. Pré de Bar 1988 (foto A.V. Cerutti).


 Allegati
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