Le immagini storiche

Le più antiche immagini che rappresentano con forte realismo i ghiacciai della Val Ferret sono le incisioni su rame, di F. Salathé da disegni di J.F. d'Ostervald che compaiono nel volume di G.Lory : "Voyage pittoresque dans la vallée de Chamonui et autour du Mont Blanc". Il volume venne pubblicato a Parigi nel 1826, vale a dire negli anni in cui la massima espansione storica dei ghiacciai italiani toccava il culmine. Le tavole quindi, preziosissime per la storia della glaciologia, documentano l'aspetto degli apparati nel momento della loro maggiore potenza.


  Il ghiacciaio del Triolet negli anni ’20 del 19° secolo. In primo piano si stende l’ultimo tratto della lingua valliva del ghiacciaio di Pré de Bar che allora, lungo ben 5140 m , si spingeva fin presso la morena laterale sinistra del Triolet .
Il ghiacciaio del Triolet negli anni ’20 del 19° secolo. In primo piano si stende l’ultimo tratto della lingua valliva del ghiacciaio di Pré de Bar che allora, lungo ben 5140 m , si spingeva fin presso la morena laterale sinistra del Triolet .

  Il ghiacciaio di Pré de Bar negli anni ’20 del 19° secolo ; Esso appare tanto gonfio da raggiungere quasi l’altezza dell’omonimo alpeggio e da debordare verso il vallone sottostante il colle del Piccolo Ferret. ( v. p. 9 )
Il ghiacciaio di Pré de Bar negli anni ’20 del 19° secolo ; Esso appare tanto gonfio da raggiungere quasi l’altezza dell’omonimo alpeggio e da debordare verso il vallone sottostante il colle del Piccolo Ferret. ( v. p. 9 )

  Il ghiacciaio di Pré-de-Bard nel 1992, in una foto di Augusta Vittoria Cerutti, scattata dallo stesso punto di vista utilizzato dall’Ostervald. Dai tempi del disegno a quello della foto sono trascorsi circa 170 anni: gli edifici dell’alpeggio sono stati rinnovati e presso di essi è sorto il Rifugio Elena. L’aspetto dell’alto bacino glaciale è quasi immutato, ma la lingua valliva si è raccorciata più di 1300 metri lasciando vuoto il grande alveo delimitato dalla gigantesca morena di sinistra idrografica, la cui posizione corrisponde esattamente al margine del ghiacciaio come appare nel disegno del 1826
Il ghiacciaio di Pré-de-Bard nel 1992, in una foto di Augusta Vittoria Cerutti, scattata dallo stesso punto di vista utilizzato dall’Ostervald. Dai tempi del disegno a quello della foto sono trascorsi circa 170 anni: gli edifici dell’alpeggio sono stati rinnovati e presso di essi è sorto il Rifugio Elena. L’aspetto dell’alto bacino glaciale è quasi immutato, ma la lingua valliva si è raccorciata più di 1300 metri lasciando vuoto il grande alveo delimitato dalla gigantesca morena di sinistra idrografica, la cui posizione corrisponde esattamente al margine del ghiacciaio come appare nel disegno del 1826

  Foto Druetti – 1897. Si tratta in assoluto della prima fotografia del ghiacciaio, scattata nel corso del rigoroso rilevamento topografico condotto in quell’ anni dall’ ing. Duetti e dal Generale F.Porro; ( v. p 19 ) Nei 40 anni intercorsi dalla fine della Piccola età glaciale il ghiacciaio aveva subito una severa contrazione a cui dal 1983 era subentrata una nuova, moderata fase espansiva. La fotografia del 1897 documenta proprio il culmine di questa espansione: la lingua valliva è gonfia tanto da formare falesie di ghiaccio non soltanto sulla fronte ma anche ai lati. Tuttavia nella foto appaiono chiaramente i segni premonitori di una inversione di fase che infatti si verificherà l’anno successivo: la cascata di seracchi è molto smagrita e la fronte non è a contatto con la morena antistante; è quindi evidente che la spinta che ha formato il cordone non è più attiva ed ha ceduto spazio al corso del torrente sub-glaciale.
Foto Druetti – 1897. Si tratta in assoluto della prima fotografia del ghiacciaio, scattata nel corso del rigoroso rilevamento topografico condotto in quell’ anni dall’ ing. Duetti e dal Generale F.Porro; ( v. p 19 ) Nei 40 anni intercorsi dalla fine della Piccola età glaciale il ghiacciaio aveva subito una severa contrazione a cui dal 1983 era subentrata una nuova, moderata fase espansiva. La fotografia del 1897 documenta proprio il culmine di questa espansione: la lingua valliva è gonfia tanto da formare falesie di ghiaccio non soltanto sulla fronte ma anche ai lati. Tuttavia nella foto appaiono chiaramente i segni premonitori di una inversione di fase che infatti si verificherà l’anno successivo: la cascata di seracchi è molto smagrita e la fronte non è a contatto con la morena antistante; è quindi evidente che la spinta che ha formato il cordone non è più attiva ed ha ceduto spazio al corso del torrente sub-glaciale.

  Foto Jules Brocherel – 1914 La lingua valliva è meno gonfia ed è anche più corta di quanto fosse nel 1897 , ma la seraccata è assai più ricca, segno evidente di una buona alimentazione. L’anno successivo infatti prenderà inizio una espansione lineare e volumetrica rapida e possente che in soli otto anni porterà il ghiacciaio ad un allungamento di 200 metri.
Foto Jules Brocherel – 1914 La lingua valliva è meno gonfia ed è anche più corta di quanto fosse nel 1897 , ma la seraccata è assai più ricca, segno evidente di una buona alimentazione. L’anno successivo infatti prenderà inizio una espansione lineare e volumetrica rapida e possente che in soli otto anni porterà il ghiacciaio ad un allungamento di 200 metri.

  Foto Alaria – 1917 Il ghiacciaio , ripreso dai pendii sovrastanti l’alpeggio e il rifugio Elena, visibili nell’inquadratura si mostra in la fase di rapida e notevole espansione
Foto Alaria – 1917 Il ghiacciaio , ripreso dai pendii sovrastanti l’alpeggio e il rifugio Elena, visibili nell’inquadratura si mostra in la fase di rapida e notevole espansione

  Foto Carlo Capello - 1929 L’espansione è terminata ormai da più di un quinquennio. In primo piano , a destra è nettamente visibile l’arco morenico deposto al culmine della recente spinta; la fronte dista ormai da quella morena più di una trentina di metri ma si conserva ampia, gonfia tanto da presentare, come nel 1897, una alta falesia laterale.
Foto Carlo Capello - 1929 L’espansione è terminata ormai da più di un quinquennio. In primo piano , a destra è nettamente visibile l’arco morenico deposto al culmine della recente spinta; la fronte dista ormai da quella morena più di una trentina di metri ma si conserva ampia, gonfia tanto da presentare, come nel 1897, una alta falesia laterale.

  Foto Agostino Cerutti – 1936. Continua la fase di contrazione : la lingua valliva appare notevolmente più appiattita di quanto fosse nel 1929
Foto Agostino Cerutti – 1936. Continua la fase di contrazione : la lingua valliva appare notevolmente più appiattita di quanto fosse nel 1929

  Foto Bossolasco – 1945. La fronte appare quasi a contatto con una nuova morena di spinta che rivela una breve fase di espansione avvenuta negli anni della seconda guerra mondiale
Foto Bossolasco – 1945. La fronte appare quasi a contatto con una nuova morena di spinta che rivela una breve fase di espansione avvenuta negli anni della seconda guerra mondiale

  Foto Alessio Nebbia - 1946 Il ghiacciaio è ripreso dalle creste sovrastanti il rifugio Elena , ricostruito nell’immediato dopoguerra La fronte glaciale che ha ripreso e regredire è ormai nettamente a monte della nuova morena di spinta
Foto Alessio Nebbia - 1946 Il ghiacciaio è ripreso dalle creste sovrastanti il rifugio Elena , ricostruito nell’immediato dopoguerra La fronte glaciale che ha ripreso e regredire è ormai nettamente a monte della nuova morena di spinta

  Foto. Manfredo Vanni – 1948 . Il regresso viene messo in evidenza dal sempre maggiore spazio che divide la fronte glaciale dal cordone morenico deposto negli anni ’40
Foto. Manfredo Vanni – 1948 . Il regresso viene messo in evidenza dal sempre maggiore spazio che divide la fronte glaciale dal cordone morenico deposto negli anni ’40

  Foto Agostino Cerutti – 1955. L’apparato glaciale è in un periodo di acuta crisi. Non soltanto la lingua valliva è estremamente appiattita e la seraccata assai povera, ma nell’alto bacino è emerso un “rognon” roccioso mai comparso precedentemente. La fase di contrazione perdurerà fino al 1962 riducendo la lunghezza del ghiacciaio a poco più di 3800 metri.
Foto Agostino Cerutti – 1955. L’apparato glaciale è in un periodo di acuta crisi. Non soltanto la lingua valliva è estremamente appiattita e la seraccata assai povera, ma nell’alto bacino è emerso un “rognon” roccioso mai comparso precedentemente. La fase di contrazione perdurerà fino al 1962 riducendo la lunghezza del ghiacciaio a poco più di 3800 metri.

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