Ricostruzione storica

Ghiacciaio del Triolet
(a cura della D.ssa N. Pallais)

Il ghiacciaio del Triolet si espande sul versante italiano del massiccio del Monte Bianco ed è situato nell’ultimo tratto Nord orientale della Val Ferret.
Attualmente esso si presenta come un tipico ghiacciaio di circo, privo di lingua valliva,  racchiuso a monte da pareti rocciose e terminante verso valle su un gradino lungo cui si forma una seraccata. L’attuale conformazione risale agli anni 30 di questo secolo; in precedenza, infatti, il ghiacciaio si presentava come un apparato vallivo costituito da un bacino di alimentazione a monte e da una lingua di ablazione espansa verso il fondovalle.

Le diverse pulsazioni subite dall’apparato glaciale in epoca storica detrminate prinipalmente dalle   oscillazioni climatiche, in particolare dalle temperature e dalle precipitazioni.
Basandosi sui dati della stazione meteorologica del G.S. Bernardo, B.Janin individua, nel periodo compreso tra il 1818 e il 1960, quattro principali fasi climatiche all’interno delle quali si possono distinguere altre fasi minori.

  • 1818-1860: periodo di generale raffreddamento
  • 1861-1900: alternanza di periodi miti-secchi e freddi-umidi  
  • 1901-1940: periodo di precipitazioni  particolarmente abbondanti
  • 1940-1960: aumento generale della temperatura (optimum climatico)

Il periodo compreso tra la fine del XVI secolo e il primo ventennio del XIXI, denominato dai climatologi Piccola Età Glaciale, è stato caratterizzato da una condizione climatica favorevole allo sviluppo delle masse glaciali.
All’interno di tale periodo, il XVIII secolo fu caratterizzato da una generale fase di ritiro. Il Ghiacciaio del Triolet tuttavia continuava ad avanzare, a differenza dei ghiacciai vicini come il Prè de Bar.

“...le glacier du triolet paroi au contraire, s’augmenter. Le berger qui gouverne ces chalet, dit, que depuis huit ans qu’il vient là, il lui voit faire des progrès sensible. Je ne doute point que ces progrès ne soient l’effet de la quantité de décombres qui le couvrent, et qui préservent ces glaces de l’action de l’air et du soleil ». (H.B. De Saussure, Voyages dans les Alpes, 1774).

Questo avanzata è dovuta alla presenza di un accumulo detritico, derivante da una frana catastrofica avvenuta nel 1717. L’evento è ben documentato da numerosi  autori dell’epoca.

“...la vetta di un monte, sul lato sinistro del ghiacciaio detto Trioley, la notte del dodici settembre dell’anno 1717 improvvisamente cadde, e le sue rocce, le acque e i ghiacci insieme, riuniti con grande impeto, precipitarono sopra i suddetti pascoli e  alpeggi, cosicché  coperti sotto quel abisso tutte le abitazioni , centoventi buoi e vacche, e sette uomini morirono all’istante”. (pergamena conservata nell’archivio della parrocchia di Courmayeur portante la firma del notaio Pennard).

La stampa di Ostervald datata 1826, raffigura probabilmente il ghiacciaio intorno all’epoca della sua massima espansione (alcuni anni prima della pubblicazione). Ciò è infatti in accordo con i dati metereologici che segnano il culmine del periodo favorevole al glacialismo nel primo ventennio del XIX secolo (Fig. 1).
Le variazioni del ghiacciaio sono documentate dalla cartografia storica e da serie di immagini fotografiche.
La “Carta degli stati sardi (1853) documenta una fase di espansione verificatasi tra il 1837 e il 1853. Sono evidenti sia i cordoni longitudinali di materiale roccioso presenti sul corpo glaciale, sia la sua parte valliva che arriva alla valle principale, non lontano dalla zona di massima espansione raggiunta all’inizio del secolo (Fig. 2).
Nel 1865, (cartografia Mieulet, 1965) la curva verso destra della zona terminale della lingua valliva appare molto ridotta in larghezza rispetto a come compare nella Carta Sarda del 1853 (Fig 3).
La fase di contrazione prosegue fino al 1882, come evidenziato nella Cartografia IGM. Viene riportata la quota di 1864 metri rilevati alla base della bocca glaciale da cui fuoriesce il torrente subglaciale di destra (Fig. 4).
La foto di Druetti documenta l’estensione del ghiacciaio nel 1897. è visibile la massa glaciale imponente che dal bacino di accumulo si riversa nella zona di ablazione ricoprendo interamente la parete della seraccata, lasciando scoperta solamente una zona di parete all’estremità sinistra (Fig.5).

Una nuova fase di avanzata si registra all’inizio del ‘900 (1905-1919). La foto eseguita da A. Alaria nel 1914.mostra, rispetto a quella del 1897 una massa glaciale più uniforme. non più divisa in grossi flussi. La parete di roccia scoperta sulla  sinistra è ancora presente, anzi risulta ancora più estesa. La zona di ablazione nel 1914,  risulta ispessita e più estesa, appoggiandosi sulle stesse pareti delle morene laterali e non occupando la sola zona centrale del vallone come avveniva nel 1897 (Fig. 6).
A partire dal 1920 circa il ghiacciaio va incontro ad una fase generale di regresso, che porterà, nel 1939, alla separazione tra la zona di alimentazione e la lingua di ablazione.
Le foto di Capello (1929 e 1935) evidenziano il progressivo regresso ed in particolare l’espansione della finestra rocciosa all’interno della seraccata. Nella foto del 1935 il collegamento tra la zona di accumulo e quella di ablazione è ancora mantenuta  da due sole digitazioni glaciali, lasciando scoperta la gran parte della seraccata. La lingua valliva presenta una fronte molto spessa nella zona centrale e bruscamente assottigliata  sui lati (Figg. 7 e 8).
Alcune delle pulsazioni del ghiacciaio ed in particolare le espansioni e contrazioni della lingua valliva sono evidenziate dagli archi morenici tutt’oggi rilevabili.
A seguito della separazione del bacino di accumulo da quello di ablazione, avvenuta definitivamente nel 1939 (Boll.Com.Glaciol.Ital.1940), la lingua valliva non è più stata alimentata da nuovi apporti glaciali divenendo così una lingua di ghiaccio fossile.
La foto di F. Capello, scattata nel 1951, mostra la lingua di ghiaccio fossile con la porta frontale da cui fuoriesce il torrente sotterraneo, la placca di ghiaccio rigenerato a seguito di crolli, la zona della seraccata completamente scoperta e infine la fronte della  zona di accumulo non più sporgente sulla parete rocciosa (Fig. 9).
Tra il 1954 e il 1988 le condizioni climatiche favoriscono una nuova espansione delle masse glaciali. Dal confronto tra le due foto di A.V. Cerutti (1961 – 1967) appare evidente la ripresa dell’espansione della massa glaciale per la zona a monte dei seracchi (Figg. 10-11).
La tendenza all’espansione prosegue negli anni successivi raggiungendo il suo culmine alla fine degli anni 80. essa è in linea con l’espansione registrata per altri ghiacciai del massiccio del Monte Bianco, attestata in +29 metri/annui per il Lex Blanche, +19metri/annui per la Brenva,+10metri/annui per il Pré de Bar.(A.V.Cerutti,2005).
Le fotografie del 1971 e del 1974 mostrano questa tendenza:
foto 12 foto Cerutti 1971
foto 13 foto Cerutti 1974
foto 14 foto Cerutti 1980
foto 15 foto Cerutti 1986
Le condizioni climatiche instauratesi a partire dal 1986 portano un aumento della T. media annua (-0,4 °C) e una media di precipitazioni pari a 2455 mm.(B.Janin.1970). In conseguenza di tali condizioni climatiche,m a partire dal 1990 si registra una generale fase di retrocessione degli apparati glaciali.
In generale, e come risulta evidente dalla documentazione fotografica riportata di seguito, nel periodo 1990-2005 si assiste ad un progressivo assottigliamento ed arretramento della massa di ghiaccio costituente la seraccata. Tale processo è sottolineato dai seguenti elementi:

  • formazione e progressivo allargamento della finestra di roccia scoperta nel settore sinistro della parete; la parte scoperta inizia a formarsi a partire dal 1992, dapprima con tre finestre  distinte e separate da lingue di ghiaccio, che, a partire dal 1994, si uniscono tra di loro per progressiva scomparsa del ghiaccio interposto;
  • progressivo arretramento della digitazione di ghiaccio presente nel settore sinistro, che nel 1987 arrivava quasi a ricongiungersi con la lingua fossile al piede della parete rocciosa; il lobo si ritira a quote via via più alte, si assottiglia e viene progressivamente coperto da detrito, fino a ridursi, nel 2005, ad una sottile placca di ghiaccio nero sottoscavata dal torrente subglaciale;
  • scomparsa delle placche di ghiaccio fossile o rigenerato alla base della parete, che sono ben evidenti negli anni 1991-92 mentre nel 2005 sono completamente occultate da detrito;
  • scomparsa di una sottile digitazione presente sul settore destro fino alla fine degli anni ‘90;
  • espansione dell’affioramento di roccia localizzato alla base della cresta delle Aiguilles de Savoie.

 

 

Inquadramento Geografico da Carta I.G.M. 1:25 000 Foglio 28 La Vachey 1947
Inquadramento Geografico da Carta I.G.M. 1:25 000 Foglio 28 La Vachey 1947


Fig. 1
Fig. 1

Fig. 2
Fig. 2

Fig. 3
Fig. 3

Fig. 4
Fig. 4

Fig. 5
Fig. 5

Fig. 6
Fig. 6

Fig. 7
Fig. 7

Fig. 8
Fig. 8

Fig. 9
Fig. 9

Le variazioni frontali
Le variazioni frontali

Fig. 10
Fig. 10

Fig. 11
Fig. 11

Fig. 12. Foto A.V. Cerutti 1971
Fig. 12. Foto A.V. Cerutti 1971

Fig. 13.  Foto A. V. Cerutti 1974
Fig. 13. Foto A. V. Cerutti 1974

Fig. 14.  Foto A. V. Cerutti 1980
Fig. 14. Foto A. V. Cerutti 1980

Fig. 15. Foto A. V. Cerutti 1986
Fig. 15. Foto A. V. Cerutti 1986

Fig. 16.  Foto A. V. Cerutti 1996
Fig. 16. Foto A. V. Cerutti 1996

Fig. 17.  Foto A. V. Cerutti 2000
Fig. 17. Foto A. V. Cerutti 2000

Fig. 18.  Foto A. V. Cerutti 2003
Fig. 18. Foto A. V. Cerutti 2003

Fig. 19.  Foto A. V. Cerutti 2005
Fig. 19. Foto A. V. Cerutti 2005

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