Glossario

In questa pagina potrete trovare i principali termini glaciologici utilizzati in questo sito. 

Ablazione: perdita di massa da un ghiacciaio. Nelle Alpi la causa principale della perdita di massa è la fusione della neve e del ghiaccio che compongono il ghiacciaio, più raramente l'ablazione avviene con crolli di porzioni di ghiaccio (calving - vedi voce). L'ablazione verificatasi in un determinato lasso di tempo è un dato fondamentale per il calcolo del bilancio di massa. Essendo l'ablazione sulle Alpi determinata in larga parte dalla fusione, poiché temperature tali da consentire la fusione sui ghiacciai vengono raggiunti in estate, per stagione di ablazione si intende il periodo estivo.

 

Ablazione differenziale: quando due porzioni di ghiacciaio vicine perdono massa in maniera diversa (una più dell'altra) si parla di ablazione differenziale; all'ablazione differenziale si devono per esempioi funghi di ghiaccio oppure la presenza di zone di ghiacciaio coperte da detrito (tipicamente in corrispondenza di morene galleggianti) rilevate rispetto al resto della superficie del ghiacciaio.

 

Accumulo: per accumulo si intende l'accumulo di massa su un ghiacciaio, ottenuto dall'apporto di neve sulla superficie del ghiacciaio. L'accumulo può derivare direttamente dalle precipitazioni nevose oppure dal trasporto di neve dalle zone circostanti il ghiacciaio per mezzo di valanghe e vento. L'accumulo verificatosi in un determinato lasso di tempo è un dato fondamentale per il calcolo del bilancio di massa.

 

Albedo: rapporto tra radiazione solare riflessa e radiazione solare incidente; varia tra 0 (corpo nero) e 1 (specchio perfetto). È una misura importante in glaciologia perché indica quanta radiazione viene assorbita dal ghiaccio o dalla neve e quindi quanta energia è disponibile per la fusione. La neve fresca ha un albedo pari circa a 0,9; il ghiaccio di ghiacciaio pulito ha valori di albedo compresi tra 0,3 e 0,5. La polvere (cioè il detrito) e l'acqua sul ghiaccio o sulla neve abbassano la loro albedo e quindi indirettamente ne aumentano la fusione.

 

Anno idrologico: periodo di riferimento per le attività glaciologiche; dura un anno e va dall'inizio della stagione di accumulo alla fine della stagione di ablazione. Per convenzione l'anno idrologico sulle Alpi comincia il primo ottobre e finisce il 30 settembre.

 

Area proglaciale: zona antistante la fronte del ghiacciaio.

 

Base del ghiacciaio: superficie del ghiacciaio a contatto con il bedrock o con il detrito subglaciale.

 

 Bédière: ruscello creato dalle aque di fuscione sul ghiacciaio.

 

Bedrock: letto roccioso sul quale scorre il ghiacciaio (detto anche "substrato roccioso", è la roccia che sta sotto il ghiacciaio); fra la base del ghiacciaio e il bedrock può esserci uno strato di detrito anche importante.

 

Bilancio cumulato: somma dei bilanci di massa di diversi anni.

 

Bilancio: bilancio di massa espresso in volume di acqua equivalente perso o acquistato dal ghiacciaio.

 

Bilancio medio netto: bilancio di massa espresso come spessore medio di acqua che il ghiacciaio ha accumulato o perso, ricavato dividendo il bilancio netto per l'intera superficie del ghiacciaio; può essere immaginato come uno strato d'acqua che ricopre l'intero ghiacciaio.

 

Bilancio di massa: misura delle variazioni di massa di un ghiacciaio in un periodo limitato, corrispondente di norma ad un anno idrologico, dovute agli accumuli e all'ablazione. Si parla di bilancio di massa negativo quando il ghiacciaio è in una fase di contrazione del suo volume, di bilancio positivo quando il ghiacciaio è in fase di espansione.

Il bilancio tra perdite ed accumuli è strettamente legato a fattori meteorologici (precipitazioni e temperature) e questo fa del bilancio di massa di un ghiacciaio un indicatore importante delle condizioni climatiche. I bilanci, quasi costantemente negativi, realizzati sulle varie catene montuose da circa mezzo secolo e la riduzione areale che ne consegue, costituiscono la testimonianza ambientale più sicura e più accettata negli ambienti scientifici dell'incremento termico che caratterizza l'atmosfera del nostro pianeta.

Il bilancio di massa può essere calcolato con diversi metodi. La metodologia classica "glaciologica" consiste nell'inserire aste di materiale vario (legno, metallo, etc.) della lunghezza di qualche metro (paline ablatometriche) in fori appositamente realizzati sulla superficie del ghiacciaio con una trivella a mano o a vapore. Successivamente, all'inizio e alla fine dell'estate, si misura la porzione di palina che sporge dal ghiaccio o dal nevato e si ottiene un valore puntuale di variazione di spessore.
Utilizzando valori standard di densità del ghiaccio (900 kg/m3) o effettuando misure specifiche di densità del nevato, si ottiene l'equivalente in acqua dello spessore di materiale (ghiaccio o neve) accumulato o perso dal ghiacciaio. Questi valori puntuali vengono estrapolati all'intera superficie del ghiacciaio e permettono di ottenere il bilancio in metri cubi di equivalente in acqua  e il bilancio netto medio in metri di equivalente in acqua.

 

Bocca glaciale: detta anche "porta glaciale", è l'apertura alla fronte del ghiacciaio dalla quale fuoriescono le acque di fusione subglaciali.

  

Calving: forma di ablazione dovuta al distacco di blocchi di ghiaccio ai margini di un ghiacciaio; i blocchi di ghiaccio che si staccano dal ghiacciaio sono detti iceberg. Frequentemente il fenomeno del calving avviene quando il ghiacciaio è in prossimità di un corpo d'acqua (mare o lago) e in questo caso gli iceberg si trovano a galleggiare dell'acqua, ma può avvenire anche "a secco", lontano dall'acqua (dry calving).

  

Caposaldo: riferimento fisso dal quale vengono effettuate misure o fotografie (nel qual caso si parla di caposaldo fotografico). Un caposaldo viene generalmente materializzato sul terreno tramite ometti in pietra o altri segnali non impattanti e la posizione viene registrata tramite GPS per facilitarne il ritrovamento anche in caso di avvicendamento di operatori diversi.

 

Cavità glaciali: cavità nel ghiacciaio generalmente formate per sottoescavazione delle acque di fusione che circolano alla base del ghiacciaio. 

 

Circo glaciale: depressione prevalentemente semicircolare, più raramente allungata, dal dimetro indicativamente compreso tra 0,5 e 2 km, che si trovano alla testata delle valli. I circhi glaciali sono tipiche forme di sovraescavazione glaciale e ospitano spesso o il ghiacciaio che le ha generate o un lago.

 

Coni di ghiaccio: depositi coperti da detrito contenenti un nucleo di ghiaccio.

  

Copertura detritica: detrito roccioso che ricopre il ghiacciaio. Lo spessore e della granulometria influiscono sul tasso di fusione: una copertura detritica superiore a 10-15 cm agisce da isolante termico e limita la fusione del ghiaccio. 

 

Crepaccio: frattura nel ghiaccio che si crea laddove il ghiacciaio fluisce su pendii particolarmente inclinati o su cambi di pendenza.

 

Equivalente in acqua (in inglese water equivalent): quantità di acqua contenuta in un determinato volume di ghiaccio o neve, ottenuta moltiplicando il volume del ghiaccio o della neve per la sua densità e dividendo il tutto per la densità dell'acqua (1000 kg/m3); si parla quindi volumi misurati in metri cubi di acqua equivalente (m3 w.e.) o di spessori misurati metri di acqua equivalente (m w.e.).

 

Firn: stadio intermedio della trasformazione della neve in ghiaccio. Il firn si presenta come un nevato molto denso (650-800 kg/m3) e duro. Molto spesso non viene fatta la distinzione tra i termini "nevato" e "firn" e si chiama firn anche la neve che ha resistito sul ghiacciaio per solo anno idrologico (nevato di un anno). Il passaggio da firn a ghiaccio avviene quando tutti i pori (microscopici spazi fra un cristallo di ghiaccio e l'altro) compresi nel firn sono sigillati ed isolati dall'aria esterna al corpo glaciale; questo avviene a densità superiori a 830 kg/m3 nell'arco di 10-15 anni.

 

Flusso glaciale: movimento del ghiacciaio. Quando si parla di linea di flusso si intende la direzione principale di movimento.

 

Fronte: porzione terminale (verso valle) del ghiacciaio. La posizione della fronte, cioè la quota alla quale si trova la fronte e la sua forma, possono variare a seconda che il ghiacciaio sia in avanzata o in ritiro, ovvero se il ghiacciaio si trova in una fase di crescita o di contrazione del suo volume. Per questo motivo vengono eseguiti rilievi della fronte attraverso l'uso del GPS (con il quale viene registrata una traccia camminando lungo il perimetro frontale del ghiacciaio) oppure da caposaldo (da un punto di riferimento fisso vengono eseguite misure di distanza della fronte). A partire dalla seconda metà degli anni 1980, i ghiacciai alpini sono in generale ritiro, perciò le loro fronti arretrano verso monte. L'arretramento della fronte (o la sua avanzata) non è un segnale in fase con il clima, nel senso che ci vuole un certo numero di anni dopo un anno caratterizzato da bilancio di massa negativo (o positivo) perché si verifichi un arretramento (o un avanzamento) della fronte.

 

Fronte sospesa: fronte di un ghiacciaio affacciata "sul vuoto" (generalmente su un gradino roccioso).

 

Funghi di ghiaccio: strutture a forma di fungo, con il gambo fatto di ghiaccio e il cappello fatto da un grosso masso. Sono strutture che si formano sul ghiacciaio per fenomeni di ablazione differenziale: il masso agisce da isolante termico per il ghiaccio sottostante e ne limita quindi la fusione, mentre il ghiaccio circostante il masso, non coperto da detrito, fonde di più.

 

Ghiacciaio: massa di ghiaccio in movimento che deriva dal metamorfismo della neve e che risponde direttamente alle condizioni climatiche (è direttamente influenzato dal regime di temperatura e di precipitazioni). Per convenzione, un ghiacciaio deve avere una superficie di almeno 0,01 km2, al di sotto della quale non si può parlare di vero e proprio ghiacciaio. Si distingue fra ghiacciai di tipo vallivo (caratterizzato da una lingua ben riconoscibile, si insinua in una valle), montano (disposto lungo il versante di una montagna), di circo (non possiede una lingua, è ospitato in un circo glaciale), di calotta (ghiacciaio che ricopre in maniera uniforme la terra sottostante, non è accolto in una valle, in un circo o lungo un versante e non è in nessun modo influenzato dalla morfologia della terra che ricopre; raro nelle Alpi, è tipico dei grandi ghiacciai polari). Inoltre, si può parlare di ghiacciai freddi (la temperatura del ghiaccio è al di sotto del punto di fusione, che può essere raggiunto soltanto da un sottilissimo strato di ghiaccio all'interfaccia ghiaccio-bedrock), ghiacciai temperati (la temperatura del ghiaccio è al punto di fusione ad eccezione di un piccolo strato superficiale di circa 15 cm che risente delle variazioni stagionali di temperatura) e ghiacciai politermici (caratterizzati dalla presenza alla base del ghiacciaio di uno strato di dimensione finita che si trova al punto di fusione); in realtà parti diverse di un ghiacciaio possono essere caratterizzate da diversi regimi di temperatura.

   

Ghiacciaio nero (debris covered glacier): ghiacciaio coperto da detrito.

 

Ghiaccio: il ghiaccio di ghiacciaio è una struttura cristallina generata dal metamorfismo della neve; è diverso dal ghiaccio amorfo derivato dal congelamento dell'acqua. Il passaggio da firn a ghiaccio avviene quando tutti i pori compresi nel firn sono sigillati ed isolati dall'aria esterna al corpo glaciale; questo avviene a densità superiori a 830 kg/m3; sulle Alpi questo processo dura mediamente tra i 10 e i 15 anni. La densità media del ghiaccio è di circa 900 kg/m3.

Ghiaccio fossile: ghiacciaio non più alimentato che si trova interamente in zona di ablazione. Generalmente il ghiaccio fossile è rappresentato da porzioni di ghiacciaio non più in collegamento diretto con il corpo principale del ghiacciaio.

 

Ghiaccio sovraimposto: quando l'acqua di fusione del ghiaccio non abbandona il ghiacciaio, ma ricongela sulla superficie del ghiacciaio, si parla di ghiaccio sovraimposto.

 

Glacionevato: ghiacciaio non più in movimento.

 

Glaciologia: scienza che studia i ghiacciai.

 

Inghiottitoio: pozzo attraverso il quale le acque di fusione che circolano nelle bédières sulla superficie del ghiacciaio si immergono nel ghiacciaio stesso per andare ad alimentare il sistema idrico endo e subglaciale.

Innevamento residuo: copertura nevosa che rimane sul ghiacciaio al termine della stagione di ablazione.

 

Lago glaciale: lago formato dalle acque di fusione del ghiacciaio. Se il ghiacciaio e l'acqua sono fisicamente in contatto ("si toccano") si parla di lago di contatto. Si distingue tra lago epiglaciale (sulla superficie del ghiacciaio), endoglaciale (ospitato all'interno di cavità poste nel corpo glaciale), subglaciale (ospitato nel bedrock o del detrito subglaciale, alla base del ghiacciaio). I laghi di sbarramento glaciale sono laghi glaciali di contatto in parte arginati dal ghiacciaio stesso. I laghi di sbarramento morenico sono laghi (non necessariamente glaciali e non necessariamente di contatto) che possiedono almeno una sponda formata da una morena.

Linea di equilibrio: linea immaginaria lungo la quale il bilancio di massa del ghiacciaio è nullo (gli accumuli e le perdite si equivalgono); fa da confine tra la zona di accumulo e la zona di ablazione di un ghiacciaio.

 

Linea di flusso: vedi flusso glaciale.

 

Linea della neve: limite delle nevi perenni (linea di confine tra la zona di montagna coperta da neve e quella non coperta da neve). Sui ghiacciai alpini, la quota della linea della neve è un dato particolarmente importante, perché al termine della stagione di ablazione coincide approssimativamente con la linea d'equilibrio.

 

Lingua: zona del ghiacciaio allungata (a forma di lingua, appunto) nella direzione del flusso glaciale. A possedere una lingua sono i ghiacciai vallivi (e montani, secondo la scuola italiana). Coincidendo spesso con la zona di ablazione, si parla anche di "lingua di ablazione". La lingua termina a valle con la fronte.

 

Manto nevoso: neve che ricopre, in questo caso, il ghiacciaio. Il manto nevoso è organizzato in strati; in generale si può dire che ogni nevicata genera un suo strato. Ogni strato è contraddistinto da proprie caratteristiche fisiche fra le quali densità, temperatura, spessore, forma dei grani di neve che lo compongono, presenza d'acqua. La densità del manto nevoso è molto variabile e va da 50 kg/m3 (densità della neve fresca) fino a valori che possono aggirarsi intorno ai 600 kg/m3. All'interno del manto nevoso sono presenti pori, microscopici spazi tra un cristallo di neve e l'altro.

 

Metamorfismo della neve: processo di trasformazione della neve e dei grani che la compongono, che modificano la loro forma (da cristallo poliedrico a cristallo granulare sempre più arrotondato) per motivi dovuti a gradienti di temperatura nel manto nevoso, alla pressione degli strati di neve sovrastanti e a continui cicli di gelo e rigelo dovuti alle differenze di temperatura tra giorno e notte. Nel complesso, il metamorfismo del manto nevoso comporta una sua progressiva compattazione ed occlusione dei pori in esso contenuti; durante la compattazione l'aria contenuta nei pori viene espulsa dal manto nevoso e la densità della neve aumenta. Il processo comincia da quando la neve è deposta fino a quando fonde completamente, oppure fino a quando si trasforma in ghiaccio. Perché si trasformi in ghiaccio la neve deve resistere alla fusione per diversi anni: il processo di trasformazione in ghiaccio, infatti, dura in media da 10 a 15 anni circa sulle Alpi, oltre cent'anni ai poli.

 

Morena: accumulo di detrito di varia dimensione trasportato e quindi depositato dal ghiacciaio. Alte anche decine di metri, le morene hanno una forma allungata parallela al margine del ghiacciaio lungo la quale è stata depositata e sono caratterizzate da fianchi molto ripidi (quello dal lato del ghiacciaio è sub verticale) che terminano alla sommità della morena con una cresta affilata. Le morene possono essere attive o non attive a seconda che siano ancora in fase di deposizione (cioè se il ghiacciaio le sta ancora costruendo oppure no). Si distinguono morene laterali o di sponda (deposte ai fianchi del ghiacciaio), frontali (deposte alla fronte del ghiacciaio), galleggianti o mediane (si trovano sulla superficie del ghiacciaio, disposte longitudinalmente ad esso, e sono deposte generalmente alla confluenza di due diversi flussi glaciali).

 

Nevato: neve che ha resistito all'ablazione per un interno anno idrologico; primo stadio della trasformazione della neve in ghiaccio.

 

Neve:  precipitazione solida in forma cristallina. In ambito glaciologico si parla in modo generico di neve intendendo la neve caduta da meno di un anno.

 

Ogive: bande arcuate formate dall'alternanza di fasce di ghiaccio pulito e di fasce di ghiaccio coperto da detrito, che attraversano trasversalmente il ghiacciaio, concave verso monte. Le ogive si formano per accumulo di detrito alla base di tratti di ghiacciaio fortemente inclinati (quasi verticali), che poi viene trasportato verso valle dal flusso glaciale. La forma arcuata delle ogive riflette la diversa velocità di flusso della lingua glaciale: più lenta ai lati e più veloce in centro. La somma della larghezza di una fascia di ghiaccio pulito e di quella di una fascia di ghiaccio coperto è indice di quanto un ghiacciaio si muove in un anno.

 

Outcrop: aperture nel ghiacciaio che permettono di vedere il bedrock.

  

Paline ablatometriche: aste (di legno, plastica o metallo) della lunghezza di qualche metro infisse nel ghiaccio che permettono di valutare la variazione di spessore del ghiacciaio in quel punto. Le paline vengono inserite in fori praticati sulla superficie del ghiacciaio con una trivella manuale o a vapore. Quando si installa una palina, si misura quanto è lunga la porzione dell'asta che "spunta" dal ghiaccio; dopo un certo periodo di tempo, a causa della fusione del ghiaccio, la porzione di palina che emerge dal ghiaccio sarà aumentata e si potrà quindi conoscere l'emersione della palina, ovvero la variazione di spessore del ghiacciaio. Moltiplicando l'emersione della palina per la densità del ghiaccio si ottiene una misura puntuale dell'ablazione.

 

Piccola età glaciale (PEG): in inglese little ice age (LIA), periodo che va dal XV secolo alla seconda metà del XVIII secolo in cui si è assistito ad un generale abbassamento delle temperature che ha portato ad una forte avanzata dei ghiacciai. Le imponenti morene non più attive che circondano i ghiacciai attuali sono in gran parte state deposte dallo stesso ghiacciaio durante la PEG.

 

Rotta glaciale: in inglese glacial lake outburst flood (GLOF),svuotamento improvviso di tutto o parte di un lago glaciale.

Seracco: porzione di ghiaccio più o meno grande isolata sulla superficie del ghiacciaio dalla rete di crepacci; caratteristica di un seracco è la sua instabilità, che lo rende suscettibile di crolli. Una zona ricca di seracchi viene denominata "seraccata".

Sistema idrico glaciale: sistema di laghi e corsi d'acqua di varia dimensione che si trovano sopra (sistema idrico epiglaciale), all'interno (sistema idrico endo glaciale) e sotto (sistema idrico subglaciale) il ghiacciaio. È alimentato dalle acque di fusione del ghiacciaio stesso e comprende le bédieres, i laghi glaciali e i canali endo e sub glaciali che ospitano i torrenti glaciali. Il torrente subglaciale sbocca generalmente alla bocca glaciale che si trova alla fronte del ghiacciaio.  

 

Sonda a vapore: trivella che fora il ghiaccio grazie ad un getto di vapore.

 

Stratigrafia del manto nevoso: analisi delle proprietà fisiche degli strati che compongono il manto nevoso (spessore degli strati, densità, temperatura, forma e dimensione dei grani di neve, resistenza degli strati).

 

Surge: movimento rapido del ghiacciaio spesso dovuto ad acqua in pressione alla base del ghiacciaio stesso, il quale viene rapidamente trasformato in un insieme caotico di crepacci e rigonfiamenti. Le fasi di surge possono essere periodiche o temporanee e possono durare da un mese a qualche anno. Per parlare di surge bisogna avere velocità di almeno centinaia di metri all'anno. Nelle Alpi il surge può rappresentare un pericolo, in quanto la rapida avanzata del ghiacciaio può travolgere strutture antropiche.

 

Till: deposito detritico glaciale.

 

Trincea: scavo eseguito nella neve per valutare le sue proprietà fisiche; per gli scopi glaciologici generalmente non è necessario eseguire una vera e propria stratigrafia, ma è sufficiente determinare la densità e gli spessori degli strati che compongono il manto nevoso.

 

Vela: falesia di ghiaccio formata da fenomeni di ablazione differenziale.

 

Zona di accumulo: zona del ghiacciaio in cui prevale l'accumulo sull'ablazione; è detta anche zona di alimentazione.

 

Zona di ablazione: zona del ghiacciaio in cui prevale l'ablazione sull'accumulo. Coincidendo spesso, nei ghiacciai vallivi, con la lingua, si parla anche di "lingua di ablazione".

 

 

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